I murales di Rothko si presentano come delle gigantesche porte dai contorni vaghi, invitano ad entrare in un mondo misterioso fatto di colori cupi dal marrone, al nero, al rosso porpora.

La relazione con il vino non è casuale. Questi murales erano destinati ad essere appesi alle pareti del ristorante Four Seasons di New York all’interno del Seagram Building, in Park Avenue.

L’idea che Rothko sviluppò a partire da dei primi tentativi più leggeri e delicati, furono dei grandi dipinti con soggetti astratti, che creano gli effetti di un’architettura importante e di affreschi.

Rosso imperiale, vino, grandi dimensioni. Tutto questo ci trasporta a Pompei, nella Villa dei Misteri, dove è raffigurata la celebrazione del culto dionisiaco su uno sfondo rosso pompeiano. Oppure tra le pagine de “La nascita della tragedia” di Nietzsche dove il dionisiaco è una relazione senza veli con la realtà.

Ma anche a Firenze, nel vestibolo della Biblioteca Laurenziana, dove Rothko è rimasto affascinato dalle finestre cieche, dai serramenti classici.

I Seagram Murals di Mark Rothko però non sono mai arrivati al Four Seasons.

Dopo vari spostamenti sono approdati al terzo piano della Tate Modern di Londra e sono entrati a far parte del percorso espositivo permanente dal nome “Transformed Visions”. Si tratta di un approfondimento tematico sul nuovo tipo di astrazione che gli artisti avevano forgiato dopo la seconda guerra mondiale. Quest’ala del museo riguarda la presenza costante della figura umana all’interno delle opere, ma mostra anche le risposte degli artisti alla violenza e alla guerra e la tendenza ad un’immersione contemplativa. All’opera di Rothko è dedicata un’intera stanza, pervasa dal colore rosso del vino che attira la curiosità dello spettatore e induce al desiderio di oltrepassare i confini indefiniti delle linee di colore che suggeriscono un varco, un passaggio verso un altro mondo.