Il vino Chianti si fa soprattutto con passione, come mi racconta Mauro Bruno dell’azienda agricola Ugolini. Il sig. Paolo Ugolini, infatti, è diventato un enologo ma originariamente faceva il dentista. La loro azienda è a Montespertoli ed è con questa passione e qualche blend che addolciscono lo spigoloso Chianti.

Sempre in quest’angolo incontro l’azienda Casa di Monte. Anche loro sono di Montespertoli e per loro la tradizione Chiantigiana è quella di un vino di pronta beva, senza blend strutturati e affinamenti in botte. Magari da portare a casa nel fiasco (altrettanto tradizionale e che tira parecchio nella ristorazione di qualità nell’Est Europa e in Russia ndr).

Di tradizione mi parla anche Giacomo Benucci della Tenuta di Morzano. E’ dell’avviso che “bisogna stravolgere le persone, non il vino”, riferendosi agli ospiti del suo agriturismo che di buon ora porta a fare jogging per la tenuta. Per fare il vino utilizza il vecchio blend tradizionale e si serve di vasche in cemento vetrificato: lì non si va di corsa!

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Dopo tante aziende individuali troviamo la Cantina Sociale dei Colli Fiorentini che conta più di 300 associati. Il presidente, il sig. Ritano Baragli, ha le idee molto chiare su come si faccia il Chianti: insieme. In questo modo infatti è possibile aumentare le possibilità di investimento in termini di tecnologie applicate al processo di vinificazione.

Lasciata Montespertoli per Gambassi Terme infine, incontro l’azienda agricola Corbucci. Per loro un buon Chianti si fa carpendo l’uva ad una maturazione perfetta, così da avere già un’ottima concentrazione polifenolica. I loro vini sono strutturati, da meditazione. Hanno edizioni limitate ed apprezzano la convivialità, ma – come dice Francesco – di un certo stile.