Se siete sopravvissuti ai sondaggi che ci hanno accompagnato in Italia negli ultimi mesi, leggere questo report sarà come bere un biccher d’acqua. O meglio, di vino.

Ecco un po’ di dati che fanno buon sangue sul rapporto tra gli Italiani e il Chianti, realizzato da AstraRicerche per il Consorzio Vino Chianti.

La zona del Chianti

Tanto per cominciare, quando si parla di Chianti domina incontrastata l’associazione con una vino “toscano, rosso, genuino, di buona od ottima qualità, prestigioso, tradizionalmente in fiasco” (il fiasco?!), mentre a seguire viene il riferimento alla Toscana.

Quanto al profilo d’immagine, il Chianti ha saputo creare un personal branding eccezionalmente positivo, proponendosi come zona di produzione di vini di grande qualità, famosi nel mondo, con una grande tradizione culinaria ed enogastronomica ed un patrimonio paesaggistico e culturale unico, molto amato dagli stranieri. Chiantishire docet.

In un posto così, insomma, un po’ tutti ci vogliono andare: riguardo al rapporto personale con la zona del Chianti, solo il 4% del campione sostiene di non esserci stato o di non avere intenzione di recarvisi. Un’ottima notizia questa per coloro che producono in Toscana e per il settore turistico: il turismo resta infatti resta la motivazione principale per venire nella nostra bella regione.

Consumi e preferenze: a good reputation

Escludendo il 23% degli Italiani – che si classifica come praticamente astemio – rivolgiamoci molto più realisticamente al 34% che si  qualifica come forte consumatore. La maggior parte del campione preferisce vini DOC, DOCG o IGT. Per quanto riguarda il Chianti, il 37% l’ha provato ma sostiene di non conoscerlo molto bene mentre il 41% (circa 18.2 milioni di adulti. La maggior parte maschi, residenti in Toscana, ndr) ne è un ottimo conoscitore. Al Chianti sono associati vini principalmente rossi, di qualità, rubusti, profumati e corposi, che si sposano perfettamente con la nostra cucina e perfetti come regalo (ben il 40%).

Chi, come e perchè

Il profilo del consumatore di Chianti – intenditori a parte – si identifica con l’uomo tra i trenta e i cinquanta, che ama trattarsi bene e sa apprezzare il vino. Ama i prodotti del territorio connessi a specifiche tradizioni locali e privilegia cibi e bevande genuini e non manipolati La maggior parte degli intervistati lo consuma durante i pasti, soprattutto in occasioni conviviali e solo una minoranza fa riferimento ad enoteche o wine bar (23%). Il Chianti si sceglie soprattutto per la presenza di un marchio di garanzia della zona specifica di provenienza e della marca. Solo secondariamente per la visibilità/riconoscibilità dell’etichetta, della cantina e l’annata

Il Consorzio Vino Chianti

In questo contesto il Consorzio si attesta come un attore piuttosto conosciuto, ma non tutti sanno esattamente di cosa si occupa. Le aspettative sul suo ruolo riguardano soprattutto il controllo del ciclo produttivo a tutela della qualità del prodotto ed il rispetto dei requisiti della DOC (70%) così come la tutela del marchio in Italia e nel mondo. Last but not least il Consorzio si occupa di valorizzare l’immagine del Chianti, preservandone prestigio e tradizione, ma anche cercando di raggiungere un pubblico più giovane e promuovendo marche forti ed eccellenze.

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