Si sa. La nuova “terra promessa” è l’Asia, con i suoi mercati complessi ma vivaci, un’economia che galoppa e 2 miliardi di potenziali wine lovers dalla capacità di spesa molto varia, che già si sono fatti notare per le grandi cifre battute nelle aste enoiche in Oriente, tanto che nelle quotazioni Hong Kong ha surclassato le grandi capitali occidentali.

La bussola del vino mondiale ha girato verso Est

Nel Celeste Impero il consumo annuo di vino è più che raddoppiato negli ultimi anni. Se i francesi sono pionieri nell’export e negli investimenti sul territorio, anche le aziende italiane sono a lavoro in Cina e a Hong Kong, che non è solo un mercato da coltivare, ma il vero centro per la distribuzione del vino in Asia: da qui passa il 27% del vino per la Cina.

Lavorare sul made in Italy

Uno degli eventi più importanti per la promozione del made in Italy enologico è la Wine & Spirits Fair (che quest’anno si tiene dal 7 al 9 a novembre e che vedrà presente il Consorzio), la fiera asiatica più importante per portare il vino e raccontare il territorio, attività indispensabile per accrescere le conoscenze delle peculiarità del vino italiano di qualità secondo le diverse zone di produzione.

Non bisogna poi dimenticare il Giappone, paese in cui l’Italia ha visto crescere il suo export da 126 a 159 milioni di euro con un +27%. Il Consorzio sarà presente infatti anche a Tokyo, con una giornata tutta dedicata al Chianti, cui interverrà in qualità di relatore anche il giornalista Isao Miyajima, uno tra i migliori conoscitori asiatici di vini italiani.