Robert Pincus è l’autore di un’approfondita ricerca pubblicata qualche tempo fa su Gastronomica, una rivista di cibo e cultura edita dalla University of California Press.

Nel lungo articolo “Wine, Place, and Identity in a Changing Climate”, Pincus prende in esame la questione dell’identità dei vini in relazione ai cambiamenti climatici.

In Europa, esordisce Pincus, il sapore di un vino è fortemente connesso al luogo dove viene prodotto. Secoli di ricerca e di studio hanno generato idee precise circa le varietà di uve e le tecniche di coltivazione che garantiscono un carattere regionale unico al vino. Recentemente però, le pressioni commerciali spingono verso una maggiore produzione di vino causando più uniformità nei sapori e una sempre minore specificità locale. Ma vi è inoltre un’ulteriore minaccia a lungo termine per il tradizionale legame
tra il vino e il suo luogo di produzione. Il cambiamento climatico, il frutto della rivoluzione industriale e la crescita della popolazione continua, potrebbero rendere vani tutti questi anni di sperimentazione e approfondimento sulla produzione vinicola. A causa del riscaldamento globale diventa sempre più difficile preservare il legame tra territorio e vino.

La viticoltura è uno dei settori più vulnerabili ai cambiamenti climatici, perché certe decisioni possono richiedere anni per vedere i loro risultati concreti. Se un viticoltore opta per il reimpianto di un vigneto con una varietà più termofila, per esempio, questo impiegherà tre o quattro anni per dare i suoi frutti, e almeno un decennio o più per la produzione di uve di alta qualità. Questo ritardo tra l’azione e il risultato è motivo di forte pressione per i viticoltori, che devono comprendere i modi in cui il clima può cambiare negli anni e prevenirlo in modo da poter pensare per tempo a strategie di adattamento.

Alcuni produttori ritengono che il clima sia già cambiato negli ultimi decenni, e le statistiche mostrano una tendenza verso una fioritura e una raccolta precoce.

C’è però anche chi sostiene che il riscaldamento globale può aver contribuito alla realizzazione di un vino migliore, anche se questo dato è difficile da prescindere dall’evoluzione delle tecniche vitivinicole. Il clima degli ultimi dieci anni ha certamente avuto un effetto sul carattere dei vini, rendendoli il più possibile ricchi, gustosi (o almeno più alcolici) quasi ovunque nel mondo.

Per la regione del Chianti, le conseguenze non sono da meno: questi effetti vengono costantemente monitorati e studiati cercando le soluzioni più efficaci a favore di un prodotto sempre di alta qualità. Per altro, in alcuni casi, come quello del Sangiovese che è un vitigno che matura lentamente e che ha bisogno di caldo per completare il suo ciclo vegetativo, questo ha portato alla produzione vini più piacevoli, meno acidi, meno tannici e in linea con il gusto di oggi.