Sarà la crisi, saranno i contraccolpi della globalizzazione, certo è che in questi ultimi anni si è fatto strada il concetto di food&wine a “chilometro zero”, ovvero la possibilità di consumare prodotti alimentari provenienti da un territorio il più possibile vicino alla residenza del consumatore.

Anche per il settore vinicolo, seppure l’export rimane il mercato trainante, a livello nazionale sempre più persone preferiscono acquistare vini autoctoni. E’ quanto emerge da un’analisi della Coldiretti divulgata in occasione della chiusura del Vinitaly, secondo la quale sempre più italiani bevono il vino locale, che si attesta come preferito nelle scelte di acquisto all’interno di quasi tutte le realtà regionali, come ad esempio in Toscana dove in tavola si versa soprattutto Chianti.

Il forte legame del vino con il territorio di produzione, le abitudini di consumo, e forse anche una maggiore attenzione dei cittadini al sostegno dell’economia locale, sono fattori che – sottolinea la Coldiretti – hanno contribuito a questo tipo di cambiamento nelle preferenze dei consumatori.

La domanda sostenuta di vini locali ha portato alla nascita di numerose realtà volte a favorire la conoscenza e la degustazione e di questo tipo di prodotti. Sono molte infatti le aziende vitivinicole che aprono regolarmente le porte ai visitatori per far conoscere la propria attività e i metodi di produzioni, dal vigneto alla cantina. Sono circa 1300 i produttori di vino certificati che fanno parte della rete di vendita diretta di Campagna Amica che, attraverso punti vendita e mercati degli agricoltori, offre solo vini locali a chilometri zero.

Per alcuni è una filosofia economica per altri è una filosofia alimentare.

Questo nuovo modo di fare acquisti risponde innanzitutto alla necessità di valorizzare i prodotti del territorio, rispettandone la stagionalità e allo stesso tempo favorendo il produttore locale.

Chilometro zero infatti vuol dire garantire consumi sostenibili dal punto di vista della salvaguardia del clima e dell’ambiente. Scegliere prodotti locali e di stagione, ridurre al minimo gli imballaggi, fare acquisti di gruppo, riciclare le buste, ottimizzare il consumo di energia nella conservazione e nella preparazione dei cibi: sono cose che ciascuno di noi può fare per dare una mano a salvare la terra dal surriscaldamento globale .

Ma chilometro zero significa anche qualità a prezzi competitivi. Da una parte dunque convenienza, perché grazie al rapporto diretto tra produttore e consumatore si ha una riduzione della filiera, dall’altra qualità e tracciabilità perché il consumatore sa con certezza da chi acquista il prodotto.

Infine I prodotti locali sono da preferire per le garanzie sanitarie codificate dall’Unione europea ed è infatti in crescita il numero delle regioni italiane che emanano regolamenti per incentivare il consumo di prodotti a chilometro zero.