Come ogni anno il rapporto ISMEA, ovvero l’Istituto per il mercato agricolo alimentare, offre una panoramica precisa e puntuale su quello che è stato l’andamento della produzione e del commercio di vino.

Sulla produzione di vino negli ultimi nove mesi del 2012 si è verificato un calo negli scambi internazionali di vino, un rallentamento nella produzione dovuto soprattutto al segmento relativo ai vini sfusi che rappresentano comunque il 39% degli scambi. Questo dato però è stato contro bilanciato dall’innalzamento dei prezzi del 9%. Per di più hanno riportato dati positivi gli spumanti che sono cresciuti in volume dell’1%. Tutte queste percentuali, tutto sommato, se descrivono un calo generale di produzione, dimostrano anche che il vino è comunque un punto di forza dell’economia legata al settore agricolo alimentare.

Soprattutto negli Stati Uniti si è verificato un incremento delle importazioni e nel 2012 l’America si è dimostrata un’area di grande interesse per la produzione vinicola. Anzi non l’America, le Americhe. Perché se da una parte gli USA sono i più grandi importatori, è anche vero che queste importazioni provengono soprattutto dai paesi dell’America Latina, in primis, l’Argentina seguita da Cile. Questi due paesi hanno infatti complessivamente registrato due incredibili record, hanno rispettivamente aumentato la loro produzione del 29% e del 10% seguiti dalla Nuova Zelanda (+8%) e dal Sud Africa (7%).
Anche l’Australia cresce, seppure solo dell’1%, riconfermando inoltre il suo ruolo di privilegio nel mercato statunitense.

In Europa le cose sono andate diversamente. La Germania ha ridotto le importazioni in generale, ma soprattutto a risentirne sono stati i vini sfusi, mentre per il Regno Unito, altro grande importatore di vino, è soprattutto diminuita la domanda di vini confezionati e di spumanti.

Se si osservano questi dati nella prospettiva globale, si percepisce invece un dato a favore della Russia per quanto riguarda il vino confezionato e soprattutto un aumento della domanda del 14% da parte della Cina dimostratasi particolarmente interessata al vino confezionato e agli spumanti.

Con balzi in avanti e momenti più statici, un dato di cui tenere decisamente conto è l’aumento generale dei prezzi. In parte essi sono aumentati a causa di produzioni meno abbondanti ma anche di un consumo locale ridotto e una minor richiesta dall’estero. Di certo l’aumento dei prezzi ha a sua volta frenato le richieste.

In Italia il generale aumento dei prezzi ha frenato il mercato interno in tutti e tre i segmenti, mentre per  quanto riguarda le esportazioni, lo sfuso italiano ha visto una diminuzione della domanda da parte di Germania, Francia, Ungheria e Russia e un aumento da parte dei paesi scandinavi, Danimarca, Norvegia e Svezia, ma anche Canada, USA e Cina. Anche i vini confezionati registrano un aumento generale di esportazioni nel Nord America, in Asia Orientale e nei paesi scandinavi, così come gli spumanti che riportano risultati molto positivi in Inghilterra dove invece vi è una ridotta richiesta di vini sfusi e confezionati.

Tutte queste valutazioni, dalle richieste interne, le esportazioni e importazioni, l’incremento dei costi unitamente alle minori disponibilità registrate già dalla vendemmia 2011 hanno però dimostrato un aumento degli introiti incoraggiando così il settore vinicolo per il 2013.