All’inizio della scorsa estate la Cina ha aperto un’indagine sull’importazione di vini europei, accusandoli di concorrenza sleale. Ne è nata quella che è stata definita la guerra del vino. La misura cautelativa adottata da Pechino avrebbe come conseguenza un innalzamento dei dazi doganali sul vino, cosa che potrebbe causare – in parte l’ha già fatto – durissime ripercussioni sull’economia vitivinicola italiana, che è costituita in gran parte di piccole e medie imprese.

Nel primo semestre di quest’anno infatti, pur in presenza di un giro d’affari rimasto inalterato (-0,7%), Pechino ha di fatto tagliato le quantità acquistate, che si sono ridotte del 41,9%.


I numeri europei

La parte del leone la fa la Francia, che detiene il 50% dell’intero mercato (per un valore complessivo di circa 750 milioni di euro), seguita da Spagna e Italia. Il nostro paese controlla attualmente circa l’8% del mercato cinese, con un giro d’affari pari a circa 80 milioni di euro che nel 2012 è cresciuto circa del 40%.

Numeri molto allettanti dunque, che potrebbero però subire un brusco abbattimento con l’innalzamento dei dazi, che sono attualmente del 20% sul vino in bottiglia e del 14% su quello sfuso.


Tutta colpa dei pannelli solari

La disputa tra Europa e Cina nasce a causa del basso costo dei pannelli solari che da anni oramai Pechino esporta nel Vecchio Continente: il loro prezzo risulta infatti in alcuni casi dell’88% inferiore a quello che dovrebbe essere normalmente. Bruxelles ha deciso di intervenire, aumentando il dazio doganale sui pannelli cinesi dall’11,8% al 47%.

Ed ecco che i cinesi hanno minacciato di fare altrettanto con il vino europeo, aprendo un’indagine conoscitiva. L’accusa ai Paesi dell’Unione è quella di fare dumping, ossia di immettere sul mercato prodotti a prezzi fin troppo concorrenziali, sfruttando condizioni di produzione migliori.


Un’opportunità per la Cina: produzione interna e acquisizione estera

A beneficiare da questa situazione sarebbe l’associazione di viticoltori cinesi, che potrebbe sfruttare i vuoti che si andrebbero ad aprire nel proprio mercato. Infatti, se il rapporto tra il vino e la Cina si fa sempre più intenso a livello internazionale, non mancano però produttori di vino interni: si tratta di c.a. 400 aziende, per lo più di proprietà del governo, con una superficie vitata di 390.000 ettari in grado di crescere del 77% nei prossimi anni.

La strategia cinese al momento resta però più aggressiva all’estero. La Cina, che ha già comprato diverse cantine di lusso proprio in Francia, sta infatti allargando il tiro fuori dai propri confini e verso vini di altissima gamma. Insomma, pare proprio che istituzioni ed investitori privati vogliano scommettere sul potenziale del mercato cinese e di quello asiatico.

Anche perché i numeri del passato recente non sembrano lasciare dubbi.