I social non ti cambiano la vita, però aiutano. Parafrasando un vecchio proverbio si spiega il senso delle parole di Magnus Reuterdahl, wine blogger svedese forse poco conosciuto al pubblico di massa, ma un autentico guru per i più esperti. E che intuisce un futuro importante e radioso per le piccole aziende italiane nel suo Paese, a patto che utilizzino sempre meglio i social per costruire utili comunità online di #winelover.

Reuterdahl è tra i più importanti opinion leader nel settore del vino e fa parte della schiera dei nuovi influencers del settore. E soprattutto, è un personaggio estremamente interessante e poliedrico, con un punto di vista tutto personale sullo sviluppo dei vini italiani sul mercato estero. A domanda precisa, risposta precisa. Un professionista che non parla per tecnicismi ma punta lo sguardo dritto al futuro del vino sui social.

D. come possono posizionarsi meglio sul mercato estero i produttori italiani? Facciamo l’esempio della Svezia. 

R. Innanzitutto vorrei che arrivassero molti più vini italiani. Il vino biologico è sempre più apprezzato, come quelli naturali, biodinamici e simili. Penso che i grandi brand stiano facendo un buon lavoro in Svezia, si mettono in mostra, offrono una buona selezione di prodotti e informazioni dettagliate. […] Fornire informazioni, poi, è fondamentale. È importante che queste informazioni siano poi disponibili online, su app dedicate al vino e che siano regolarmente aggiornate. [….] I consorzi hanno una parte rilevante in tutto questo, soprattutto quando si pensa ad una regione o ad una denominazione specifica, perché gran parte dei consumatori vuole comprare in modo intelligente, vuole conoscere a fondo quello che sta comprando.

D. Quali sono le qualità dei vini italiani che apprezzi di più? 

R. I vini italiani provengono in forme e da uve diverse, in ogni vino si possono sentire le caratteristiche e la storia della regione in cui è prodotto. È una storia che si ripete da un sacco di tempo – si arriva in una regione italiana o si compra una bottiglia di vino italiano e ci si innamora, poi si passa alla prossima regione e ci si innamora di nuovo.
Gran parte dei vini è fatta per accompagnare i piatti quindi, quando sono assieme alla gastronomia locale, anche i vini più economici possono fare miracoli.


D. Come vedi la promozione di un brand di vino sui social?

R. come un fenomeno che è e sarà sempre più importante per l’apertura di nuovi mercati, per il fatto che le nuove generazioni nascono con lo smartphone in mano e si abituano sempre di più a comprare online. I social sono importanti ma vanno usati con coscienza, per comunicare davvero e non per fare solo pubblicità, impiegando i giusti comunicatori che amano il brand e la storia che c’è dietro. Ci saranno sempre i consumatori a cui non interessa il mondo del vino. La scelta è tra questo tipo di consumatori e i #winelover, a cui invece il vino interessa eccome. È a loro che bisogna puntare. Non abbiate paura di far conoscere i vostri vini!

Reuterdahl conclude con una riflessione che per chi scrive di vino suona come una lectio magistralis, un po’ meno snob: “[…] Una parte importante del comprendere il vino è l’abilità di saperlo descrivere. Descrivendolo, si creano delle memorie gustative che uniscono sapori, gusti e ricordi per meglio capire perchè un vino abbia il sapore che ha. È anche un modo per entrare in contatto con chi la pensa nella stessa maniera, ottenendo informazioni, nuovi contatti, nuove idee e nuove fonti di ispirazione. […]”

Reuterdahl è sulla blogosfera con i suoi VinbloggTestimony of a Wine Junkie