Produrre vino è una scelta che si fa con il cuore. Per la signora Maria Grazia Mammuccini dell’Azienda Mannucci Droandi questa è una certezza, confermata e condivisa dalla stragrande maggioranza dei produttori intervistati a Vinitaly 2014. “Il vino è il miglior interprete del territorio e dell’identità di chi lo produce”.  Da queste parole, confermate dal marito Roberto, che annuisce con fare complice,  si intuisce la forza del connubio tra uomo e vino: un elemento vivo che non smette mai di stupire e che proprio per questo alimenta una passione lunga una vita.

Mi sposto di pochi passi e incrocio lo sguardo di Emanuela Tamburini, giovane titolare dell’omonima azienda di Gambassi.  Mi parla con gli occhi, e quasi non ho bisogno di ripetere la domanda leitmotiv delle nostre interviste “Perché produrre vino oggi?” che subito mi risponde con una frase illuminante nella sua semplicità: “perché il vino ha un’anima”. E non fa discorsi metafisici, Emanuela: parla con la voce di chi nella vigna ci è nato e cresciuto, e ha capito di aver a che fare con qualcosa che va oltre al prodotto di mercato, che ogni anno è unico, non replicabile.

Le fa eco Linda, dell’azienda agricola Casa di Monte, che introduce un altro dei grandi temi ricorrenti nelle nostre conversazioni: la passione. “Oggi più che mai, passione e tradizione sono le parole chiave per chi sceglie di produrre vino”. Si capisce che dietro queste parole c’è un progetto, una prospettiva orientata al futuro. Quella di tramandare ai figli una conoscenza e un’esperienza che dura dal 1912.

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E anche Riccardo Panconesi, della Tenuta Moriano, vince la riservatezza e si apre in una frase definitiva, chiara: “Il mestiere del vino è quello che più mi assomiglia e più mi appassiona”. Cosa altro dovrei sentirmi dire? A queste parole, così semplici e chiarificatrici, si aggiunge un concetto altrettanto importante: produrre vino vuol dire creare legami. Emozioni. “Dalla vigna alla raccolta alla cantina si scopre l’emozione di fare qualcosa di unico. Oggi sono in tanti a produrre il vino buono: la differenza sta nei piccoli particolari”.

Da Riccardo a Riccardo: incontriamo il signor Tamburini, della Tenuta Isola Verde di Cerreto Guidi, e anche con lui la nostra domanda trova terreno fertile: “Faccio vino perché l’ho sempre fatto e perché…non so fare altro! Perché è un mestiere che ti fa riscoprire valori autentici, semplici eppure fondamentali. Nessuno ti obbliga ad alzarti la mattina alle 6, ma ti alzi perché hai un obiettivo da raggiungere: migliorarsi. La vigna va seguita, accudita… è come avere una storia d’amore: va coltivata ogni giorno”.  E come dargli torto?