Chi produce vino parla del proprio lavoro come si fa di un figlio, di un amore, di qualcosa di vivo. L’avevamo intuito fino dalle prime battute, ma proseguendo nelle interviste ai produttori del Consorzio presenti a Vinitaly ce ne ha dato la certezza. E non importa se a rispondere è il titolare dell’azienda, un dipendente, un enologo o altro… tutte queste persone, indipendentemente dal ruolo e dall’età, hanno in comune un “centro di gravità permanente” che si chiama “vino”.

Per Leonardo Bandinelli e Andrea Ciattini della Fattoria Bini, ad esempio, fare vino vuol dire misurarsi con un mercato in continua evoluzione e rispondere con un prodotto che va oltre le pure scelte strategiche, ma che rispecchia un sentimento, un gusto, uno stile di vita. A pochi passi, altre conferme: anche Francesco e Veronica Passerin d’Entrèves, titolari della Fattoria Dianella a Vinci credono che produrre vino sia “mantenere il legame col territorio”.

Si parla di identità e radici e  subito interviene Giacomo Benucci della Tenuta Morzano con una frase che strappa a tutti un sorriso: “il vino, da qualsiasi parte lo si guardi, riesce sempre a darti qualcosa di positivo!”. Una botta di ottimismo non fa mai male 🙂 e se si riesce a far andare d’amore e d’accordo tradizione e innovazione, tanto meglio!

vinitaly 2

Insomma, più andiamo avanti con le nostre interviste, più il quadro si delinea nella sua chiarezza: per queste persone, essere vignaioli -oggi come ieri- non è una scelta fra tante ma è “la scelta”. È il desiderio di mantenere e migliorare quello che di buono è già stato fatto, mettendoci davvero del proprio. Ce lo confermano Cantine Ravazzi, da oltre 60 sul mercato e la proprietaria di Pieve dè Pitti, Caterina Gargari, che è diventata architetto per poi tornare nella vigna: il suo è un percorso di ritorno alle origini che ha come parola chiave “progetto”.  O come dice lei: “l’idea è quella di costruire qualcosa…”

La conversazione prosegue,  le parole e i concetti risuonano chiari in una sorta di leitmotiv: “il vino è qualcosa di vivo, che ti porta a intessere relazioni. Emozione, passione, storia, tradizione, anche fantasia e creatività” spiega Eleonora Ciardi della Fattoria Casalbosco. Il suo vicino di stand, Andrea Baronti della Tenuta Casalvento, annuisce e introduce un altro tema: il vino come opportunità. Soprattutto per i giovani, che per natura sono proiettati al futuro e hanno dalla loro l’entusiasmo e il tempo per creare cose nuove ma autentiche come quelle di una volta.