Il nostro viaggio tra le aziende del Consorzio presenti a Vinitaly 2014 prosegue nel segno della continuità: dopo aver parlato con tutti, dopo aver ascoltato le esperienze di ognuno –particolari, autentiche, uniche- l’impressione è quella di aver raccolto i pezzi di un gigantesco puzzle che rappresenta l’elemento comune, il trait d’union che li lega nel segno della parola “vino”: la passione.

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L’azienda agricola Il Colombaio parla del vino come di “una scelta di cuore e di vita, per proseguire in un progetto iniziato tanto tempo fa e nato dall’amore verso un prodotto sempre riconoscibile grazie alla qualità”. Queste parole tracciano una falsariga comune: dalle aziende che parlano di “scommessa ambiziosa e vincente” come Corbucci e La cantina di Presciano a quelle che trovano la loro maggiore forza nell’esperienza –come Le Sorgenti– si torna sempre lì: chi produce vino, o lo fa con passione, o è meglio che non ci provi nemmeno. E così anche in Fattoria di Gratena e Fattoria Pogni,  dove “la scelta di fare vino nasce dal desiderio di tramandare una tradizione di famiglia”. Per Pietro Beconcini Agricola, al desiderio di continuità si aggiunge l’idea del vino come mondo in cui si creano relazioni: “Le persone che si incontrano nel mondo del vino sono  sempre belle, appassionate. La passione è la parola chiave: non per denaro,  ma per passione”.

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Dopo “passione”, è “tradizione” la parola che torna con maggiore frequenza nelle nostre conversazioni: dall’azienda Poggio Capponi, che la riporta sia alla famiglia che al legame con il territorio, a Palazzo Bandino, vignaioli da cinque generazioni e particolarmente sensibili alla questione della cultura del vino: “non soltanto un’etichetta, ma una creatura viva”. Sensibilità condivisa da molti degli intervistati, soprattutto dai più giovani –San Gervasio, Fornai, La Gigliola– che usano parole piene di entusiasmo verso un mestiere antico da fare con occhi rivolti al futuro. Muoversi all’interno del nostro stand a Vinitaly vuol dire compiere un vero e proprio viaggio all’interno di un microcosmo in cui ogni produttore porta il valore aggiunto dell’unicità.

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Non meno importante, però, è la condivisione. Ognuno a modo suo, tutti amano mestiere di vignaiolo in modo viscerale: un discorso polifonico, in cui ogni voce dà un colore in più e aggiunge una nota preziosa. Da Tenuta Maiano, a Le Fonti a San Giorgio, da Podere Volpaio Trecciano e Castel Pietraio, fino a Nobili di ToscanaVarramista e Fattoria il Lago si parla di vino come di un’idea che evoca la Toscana nella sua essenza, una vocazione che si tramanda nella riscoperta quotidiana della natura, nel rispetto di ciò che ancora è autentico sempre nuovo perché –come la natura stessa- imprevedibile. Altra parola chiave: coinvolgimento. Il vino è argomento che cattura, affascina e attrae perché come l’uomo è una creatura viva, e addirittura c’è chi sostiene che come noi cambiamo umore, anche il vino muta essenza in base a quello di chi lo coltiva: ce lo dicono da Villa da Filicaja e la teoria ci pare interessante :-).

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“È una scelta di vita radicale, totalizzante” afferma con entusiasmo la titolare dei Poderi Tognetti: mentre lo dice le brillano gli occhi e ci vuole poco a capire che “autenticità” è un altro dei concetti chiave che alla fine di questo percorso ci ricorderemo. Non fanno che confermarlo le parole dei proprietari di Piandaccoli: “Il nostro lavoro è fonte di soddisfazioni, preoccupazioni, stimoli sempre nuovi: ma come tutto ciò che è fatto con passione, non pesa.” E anche per Podere dell’Anselmo è proprio la passione che lega tutto: dagli aspetti più tradizionali a quelli proiettati nel futuro. vinitaly3#EChiudono il cerchio le parole di Ritano Baragli, presidente della cantina sociale Colli Fiorentini Valvirginio: il mestiere di vignaiolo è una scelta di cuore che permette di raggiungere obiettivi inimmaginabili, soprattutto se fatta nel segno della cooperazione.