Sapete qual è il bello di Internet ( e in particolare dei social network)? È che si impara sempre qualcosa di nuovo. Ma di nuovo davvero, non le solite storie e i luoghi comuni che tanto nonsifiniscemaidiimparare e cose così. No, l’Internet è veramente una scatola magica che tu apri e non sai cosa potrai trovarci dentro. Basta saper cercare bene, con tanta pazienza. Le vie del link sono infinite!

E proprio percorrendo le suddette vie, lastricate di tante distrazioni e specchietti per le allodole, che ci si può imbattere in articoli davvero interessanti e – per usare una parola insopportabile- “educativi”.
Sì, perché se qualcuno, da qualche parte al di là di un monitor che non è il tuo, si prende la briga di condividere aspetti privati del proprio lavoro, e ci mette dentro tutta la passione che ha, non puoi fare finta di niente. Di fronte a un articolo così è dura passare oltre, soprattutto se ti mette la pulce nell’orecchio a proposito di un tema tante volte affrontato lanciandoti input nuovi, mai sentiti finora.

E’ il caso dei produttori di vino che scelgono di raccontare il loro lavoro in vigna direttamente a chi il loro prodotto lo compra: raccontano il vino ai consumatori, creano community, fidelizzano il cliente. Insomma, creano un legame. Che alla fine non è una cosa poi tanto legata alla metafisica dei sentimenti, ma molto di più lo è al business. Dalla vigna al web, il produttore diventa storyteller, grande narratore di sé stesso e del proprio lavoro. E allora via libera all’uso di hashtag su Instagram (so #chianticool!), alle short stories diffuse su blog e website, ai bellissimi video in timelapse che in neanche 5 minuti fa vedere cosa succede durante un anno intero in vigna.

E poi c’è il momento del confronto, diretto, online, senza filtri: il produttore chiede feedback al consumatore e lo riceve in tempo reale. Il risultato è un vantaggio in termini di qualità del prodotto che va a favore di entrambi 🙂

Per funzionare, questo tipo di operazione che va sotto il nome di storytelling deve attenersi a un’unica regola: nessuna autocelebrazione.  E’ la vigna a parlare per sé.