Quante volte, navigando in rete, capita di imbattersi in neologismi -spesso improbabili- coniati per cogliere l’essenza del vino? Ogni giorno ne compaiono a decine su siti, blog, social network, nel tentativo di rendere in una sola definitiva parola quello che in realtà è un mondo assai complesso, affascinante per le sue infinite sfumature.
Concentrare un’emozione in un sostantivo o in un aggettivo è l’ambizione di chi scrive, è vero. Ma sforzarsi di racchiudere in poche sillabe una percezione sensoriale come quella che si ha bevendo vino… è un tentativo destinato a fallire, o nella migliore delle ipotesi, a strappare un sorriso.

Termini che spuntano come funghi e scatenano accese discussioni, creando nuove religioni enologiche, tutti concentrati ad affermare in modo perentorio questa o quella caratteristica del vino. Mentre in realtà non esiste niente di più soggettivo della percezione che ogni palato esperisce sorseggiando un calice di vino. Ecco una piccola selezione dei neologismi più in voga:

  • Simpatico: quello che si presenta agli amici, il compagno ideale nelle giornate grigie, perfetto per la serata disimpegnata, ma non ti ci legheresti per la vita.
  • Succoso: lo berresti sempre, anche nel brick con la cannuccia a merenda.
  • Goloso: discende di solito dal precedente. In più ha il calore e la rotondità, che lascia dietro di sé un vago senso di colpa del tipo “da lunedì, dieta”.
  • Tagliente: al primo sorso dite addio alla lingua. Una lama di acidità sembrerà dividervi in due il palato: ottimi come arma di difesa per commensali antipatici.
  • Gastronomico: fatto apposta per stuzzicare l’appetito: talmente carico di profumi e aromi, che ci vuole per forza qualcosa da mettere sotto i denti per bilanciarlo. È la fortuna dei ristoratori.
  • assoluto: il vino assoluto scardina preconcetti e regole, mette d’accordo tutti. Lo devi bere punto e basta.
  • Ritmato: il vino dinamico, scende nel palato che è un piacere…in genere quando si rompe il ritmo vuol dire che è finita anche la bottiglia.
  • Completo: perfetto in sé stesso, unico, indivisibile. Un filo pretenzioso forse, per molti ma non per tutti… Si finisce sempre per non berlo e preferirgli un vino più “casual”.

 

A colpo d’occhio, alcuni termini sembrano davvero realizzare una “nuova lingua del vino”. Leggendoli con più attenzione e con un po’ di sana ironia, nessuno metterà in dubbio che il lavoro di chi gravita attorno al mondo del vino va sempre rispettato, ma si capisce anche che la sua essenza non si potrà mai riassumere in una parola.