Chianti: parola rotonda, piena, sonora. Capace di evocare interi universi di significati, tutti accomunati da un unico grande denominatore: il vino. E allora, chiediamolo a chi il vino lo fa, lo vive giorno dopo giorno: “Se dico Chianti dico…?”. Proporre questa suggestione ai produttori del Consorzio Vino Chianti presenti all’edizione numero 49 di Vinitaly è come aprire una finestra su una dimensione globale del vino, dal legame emotivo che si instaura tra un produttore e la sua terra, agli aspetti “tecnici” del settore.

A questa domanda qualcuno ha risposto con il classico binomio “tradizione e innovazione”, che ha presto lasciato spazio a suggestioni molto più personali e inedite. Come quella di Tenuta di Morzano, che risponde con la parola “armonia”, seguita da “unicità”. Chianti è vino, è Toscana, un territorio da vivere con tutti i sensi per coglierne la peculiarità. “Per noi produttori è chiara la nostra forza: il Sangiovese coltivato in Toscana è unico”.

vinitaly 15 1 bigAnche Linda di Poggio Capponi e Alberto di Cantine Ravazzi rispondono con un sorriso e una parola magica: “felicità”. Una gioia che nasce dalle grandi soddisfazioni del presente e dalle aspettative per il futuro. Ma c’è anche chi si pensa al lato più “social”: Per Pamela di Agricola Pugliano, se dico Chianti, dico “Lovers”! A distanza di poco più di un mese dall’Anteprima Chianti 2015 i #chiantilovers sono sempre più innamorati di questo brand, di questo nome che racchiude un concetto da sempre legato all’idea di bellezza, di grande cura per i dettagli in ogni singola fase della produzione del vino. “Una cura particolare in vigna, che continua poi in cantina e porta a vini capaci di dare grandi soddisfazioni”.

La sensazione è quella che tra i produttori ci sia un sentimento comune che si chiama “fiducia”.  Gabriele Valeriani di Palazzo Bandino e Alberto Perrotta della Cantina di Presciano parlano di Chianti come di una grande scommessa che si conferma sempre vincente: legato alla tradizione e orientato al rinnovamento, l’aspettativa condivisa è “che si rafforzi sempre di più l’immagine e la percezione del Chianti e che anche i giovani possano accedere a questo mercato, più aperto rispetto al passato”.

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E’ bello parlare con i produttori e coglierli di sorpresa con una domanda che di univoco non ha niente: ognuno dà una personale e singolarissima visione e il risultato è che il Chianti emerge come un gigantesco “puzzle”  in cui ogni singolo pezzo è prezioso, unico, necessario.

L’idea di Gianfranco Nigi della Tenuta Maiano è quella di Chianti come “vino rosso docg fiore all’occhiello della toscanità”, mentre Alessandra Renieri di Poggiotondo, ci parla di “sincerità”. Una qualità imprescindibile, esaltata da tecniche di vinificazione naturali, “senza un uso massiccio di legno, sempre in  botti grandi, e con un deciso ritorno all’uso del cemento per la fermentazione”.