D’estate, tutti abbiamo (o cerchiamo di trovare) un po più tempo per leggere e per metterci in pari con tutto quello che nei mesi precedenti abbiamo messo nel cassetto dei desideri, letture comprese. E fra romanzi, saggi, biografie e chi più ne ha più ne metta, ecco due libri sul vino e di vino. Diversi ma molto simili allo stesso tempo, non solo nel tema principale, quanto nell’entusiasmo che le loro pagine trasmettono.

Più pacate nel primo caso, perché mediati anche da anni di esperienza,  fresche  e scoppiettanti nell’altro, perché  si tratta di una nuova avventura e come tutte le novità ha ancora il buon sapore dell’ignoto. Il primo titolo  è “Coltivare il vino” : la storia del produttore italiano Josko Gravner e  del suo pensiero, del suo vino e del suo stile, tutti elementi inscindibili. Non si può capire il vino di Josko Gravner se non se ne conosce l’evoluzione, la scelta stilistica. Ma più dell’uomo e del vino, il protagonista di questo libro è il tempo. Il suo ruolo nella vita del produttore, delle sue vigne, della sua cantina e delle sue anfore. “Coltivare il vino”  è un libro che si legge come un racconto, con un approccio mai banale né autocelebrativo, e quindi perfettamente in linea con il personaggio.

Con il secondo libro: “The Wine Fathers” è il racconto di un anno di vita durante il quale un’intuizione diventa un’esperienza. Il tono è giocoso, ma serissimo il tema: gli autori (tutti giovani) hanno un’idea: sfruttare le potenzialità del web per creare una famiglia virtuale di vignaioli ed enoappassionati. La cosa in se’ non è nuova, quello che è nuovo è semmai lo spirito, lo sforzo di trasmettere un senso di famiglia a chi entra nel progetto.  Scegliendo  di sostenere uno dei vignaioli (e ce ne sono di eccellenti) che fanno parte della comunità, si riceve infatti una specie di certificato di parentela, e il diritto di restare costantemente aggiornati sull’andamento della campagna. E’ come avere un cugino, uno zio, un fratello vignaiolo, dal quale si può anche comprare il vino online a prezzi interessanti  (si è pur sempre una famiglia!). Inoltre, essere un Wine Father (or brother, sister, cousin, nephew…) da’ diritto a fare esperienza di vigna anche e soprattutto offline. Insomma, il virtuale si unisce al reale sotto un’unica insegna: il buon vino.

Buona lettura!