I magazine tecnologici internazionali lo hanno già ribattezzato l’Internet of wine, perché l’applicazione di sistemi di questo tipo permette davvero di rendere sostenibile il vigneto, controllarne l’andamento, risparmiare anche denaro.
 Temi che piacciono ai produttori, legati ancora a tecniche di lavoro più tradizionali, e che aiutano di conseguenza a ottenere prodotti sempre naturali ma la cui resa è più sicura.

Ai vigneti hi tech lavorano startup italiane che hanno avuto l’idea di spargere per le vigne microcamere in grado di scattare immagini ad alta definizione e sensori che raccolgono dati come grado di umidità di atmosfera e terreno, temperatura del suolo e dell’aria, condizioni meteorologiche. Per poter poi comunicare a chi coltiva informazioni come la presenza di eventuali animali infestanti, il bisogno di più acqua, o di protezione dal gelo o dal caldo eccessivi.

Anche nelle aree rurali – dove le connessioni sono spesso difficoltose- è possibile trasmettere i dati: il Wi-Fi è arrivato tra i filari e mette in comunicazione sensori e centraline di controllo che danno la possibilità di monitorare l’andamento delle singole viti e delle vigne 24 ore su 24. In altre parole, ci sono microcamere che lavorano anche in condizioni di scarsa luminosità, a costi contenuti e applicabili quindi anche alle piccole realtà vinicole: una tecnologia sempre più “democratica”  e orientata all’usabilità attraverso interfacce semplici e user-friendly.