La 50esima edizione di Vinitaly è alle porte: l’evento di riferimento dedicato al vino che si celebra ogni anno a Verona parte la prossima settimana e vedrà ospiti oltre 4mila aziende vitivinicole. E mentre da ogni parte d’Italia stanno per arrivare i produttori di vino, in Parlamento è pronto un disegno di legge per portare la “storia e la civiltà del vino” nelle scuole primarie e secondarie come insegnamento obbligatorio, almeno un’ora la settimana.

Sei articoli che contemplano genesi e storia del vino, geografia dei vitigni autoctoni e alloctoni, produzione e trasformazione delle uve. L’obiettivo primario è culturale, certo,  ma questo disegno di legge che cade proprio alla vigilia di Vinitaly ha molti significati: dare al vino il valore di un prodotto identitario del nostro Paese, per esempio. La storia del vino è una storia di simboli: un prodotto che da sempre ha rappresentato la pace,la prosperità, la possibilità di creare un’economia che porta con sè nuove occupazioni legate all’enogastronomia e tanto altro ancora.

Raccontare e diffondere la storia del vino è il segno che testimonia in maniera decisa e positiva la continuità del legame tra popolo e territorio, tra microstoria e macrostoria. E con la Storia d’Italia il vino c’entra eccome. Certo, è il primo passo, perché un disegno non è ancora il testo di una legge definitiva, ma se la strada scelta è quella della cultura e del sapere, ben venga.