Il vino italiano ha raggiunto il boom delle esportazioni nel 2015: ecco alcuni segreti del successo di un settore che sa adattarsi ai tempi.

In Italia si trova il 22% dei vigneti mondiali coltivato con metodo biologico: questo il dato presentato da Coldiretti. Con 2.300 ettari di terreno coltivati da 10 mila aziende e 1.300 cantine, l’Italia in questi trent’anni ha saputo lavorare molto anche sul recupero del vitigno autoctono, potendone vantare ora ben 1.200 presenti sul territorio nazionale.

I consumi di vino degli italiani sono passati dai 68 litri per persona all’anno del 1986 agli attuali 37 litri che rappresentano il minimo storico dall’Unità d’Italia nel 1861. Il risultato è che la quantità di vino Made in Italy consumato all’interno dei confini nazionali è risultata addirittura inferiore a quella nel resto del mondo. In Italia si beve meno, ma si beve meglio con il vino che si è affermato nel tempo come l’espressione di uno stile di vita “lento” attento all’equilibrio psico-fisico che aiuta a stare bene con se stessi evitando gli eccessi.

E i mercati mondiali cosa dicono? Dati alla mano, nel 2015 il vino italiano ha segnato il record storico nelle esportazioni, che hanno raggiunto il valore di 5,4 miliardi con un aumento del 575% rispetto a 30 anni fa quando erano risultate pari ad appena 800 milioni di euro.

Tante anche le novità tecnologiche del settore: l’arrivo del QR code in etichetta per garantire la tracciabilità dalla vite al bicchiere attraverso lo smartphone e la possibilità di verificare sul web il contrassegno presente sulle bottiglie per avere informazioni sul prodotto, oltre che per essere garantiti rispetto al rischio di imitazioni.