Se la cultura di Bacco fa parte della nostra storia e del nostro patrimonio, è lecito aspettarsi che, prima o poi, il vino entri a far parte da protagonista nei programmi scolastici, dando forma ad almeno una delle due proposte di legge arrivate in Parlamento negli scorsi mesi. Più “ambiziosa” quella del Senatore Dario Stefano, che vorrebbe l’insegnamento obbligatorio di “Storia e Civiltà del Vino” nelle scuole primarie e secondarie di tutta Italia, con un programma di un’ora a settimana, che racconti genesi, mitologia storia e metastoria del vino nella cultura euro-mediterranea, geografia italiana dei vitigni autoctoni e alloctoni e dei vini derivati, coltura della vite, produzione delle uve e processo di produzione del vino, il vino ed i suoi derivati nella storia, nel presente e nel futuro.

Più “realistica” l’idea degli onorevoli Luca Sani e Massimo Fiorio, presidente e vice presidente della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati, inserita nella proposta di legge per “Riconoscimento del vino quale elemento del patrimonio culturale nazionale e disposizioni per la diffusione della conoscenza della storia e della cultura del vino”: all’articolo 2, infatti, si prevede che dall’anno scolastico 2016/2017, venga introdotto “l’insegnamento di un’autonoma disciplina denominata storia e cultura del vino” nelle scuole secondarie di secondo grado ad indirizzo agrario, agroalimentare ed agroindustriale, e negli istituti professionali alberghieri, con “lo scopo di concorrere alla formazione di nuove figure professionali richieste dal mercato e capaci di promuovere la produzione vitivinicola italiana in ambito nazionale e internazionale, nonché di promuovere una cultura del consumo responsabile delle sostanze alcoliche”.

Proposte ottime, che il mondo del vino accoglierebbe a braccia aperte.