L’immagine della Toscana, regione trainante nel settore vinicolo in Italia e nel mondo, è legata a doppio filo alla bellezza del suo paesaggio. Che non sarebbe così se vicino a boschi e oliveti mancassero i vigneti! Pensiamo al “Chiantishire”, alle zone tra Montalcino e Montepulciano, alla Maremma con il Morellino, a Bolgheri e così via.
Tuttavia, secondo il Piano di Indirizzo Territoriale della Regione (Pit), approvato dal Consiglio Regionale nel mese di luglio, in alcune aree la concentrazione dei vigneti sarebbe troppo elevata e la coltivazione troppo intensiva. Questo, stando a quanto emerge dal documento, potrebbe comportare danni idrogeologici nonchè l’impoverimento del paesaggio. Un Piano Regionale piuttosto rigido, soprattutto se paragonato ad altri criteri di valutazione a livello nazionale. L’idea è quella di destinare alcuni vecchi vigneti in altre attività agricole, limitare i nuovi impianti di vigna in favore di pascoli e boschi.
Si tratta di una valutazione a dir poco clamorosa per la Toscana, capofila dell’esportazione di vino italiano (20% sul totale prodotto e 750 milioni di euro su 5 miliardi). Inutile dire che le repliche, dure e giustificatissime, sono arrivate immediatamente da parte di tutti i Consorzi del vino. Consorzio Vino Chianti, Chianti Classico, Brunello di Montalcino, Nobile di Montepulciano, Morellino, Bolgheri, Vernaccia: tutti sono concordi sulla immediata necessità di una revisione integrale ed entro il 20 settembre potranno presentare le loro osservazioni.
Pochi giorni fa, l’assessore all’Urbanistica, Pianificazione del Territorio e Paesaggio Anna Marson, ha tentato di smorzare i toni: “le vigne fanno parte del paesaggio toscano. Altra cosa – ha dichiarato – sono però i nuovi impianti estensivi, che hanno cancellato luoghi da sempre trattati con mosaici colturali complessi. Vogliamo evitare l’abbandono delle aree marginali e le trasformazioni che non tengano in conto la natura dei luoghi”.
Questo non basta però a convincere e rassicurare la filiera del vino: il Piano di Indirizzo stabilisce principi generali e linee guida aperti alla libera interpretazione delle singole amministrazioni locali. Il Presidente del Consorzio Vino Chianti, Giovanni Busi, commenta: “Il Pit della Toscana è sbagliato e anacronistico. La politica non può dire alle aziende agricole cosa fare. Quella del vino è un’agricoltura che crea ricchezza ed occupazione”.


