La parola ‘Chianti’, origine e parabola di un mito

Giu 13, 2021 | Chianti Blog, Uncategorized

La parola “Chianti”, nel mondo, è conosciuta come nome identificativo del vino rosso della Toscana, sdoganata dalla cultura di massa che si è diffusa soprattutto nel secondo dopo guerra. Ma le sue sfumature dipingono un affresco complesso, perso tra i tratti del sentimento per soverchiare gli ordini geografici, delimitando confini invisibili, a tratti idilliaci in seno alle colline che ne delimitano il paesaggio ideale.

Sul Grande Schermo

“Mangiai il suo fegato con un piatto di fave e un buon Chianti

Hannibal Lecter, ne Il Silenzio degli Innocenti

Questa è una delle citazioni cinematografiche moderne più famose in cui si trova questa parola tanto identitaria, quanto misteriosa. Il sofisticato Professor Lecter (Oscar come Attore Protagonista ad Anthony Hopkins) oltre ad essere un cannibale psicopatico è anche un raffinato viveur, collezionista e ‘affamato’ di Italia; non perde nel corso di tutta la saga il gusto per sottolineare le sue scelte altolocate. E non è un caso che, nel 1991, un simbolo del cinema di orrore ma anche di stile, classe ed eleganza, scelga proprio il vino Chianti.

Gli Stati Uniti hanno imparato a pronunciare questa parola, a tratti difficile per il loro alfabeto fonetico, e soprattutto ad associare un prodotto di consumo, il vino, con un luogo fisico e geograficamente ben collocato: la campagna Toscana.

Oltre che nelle produzioni Hollywoodiane, si trova traccia del Chianti, sia come vino che come territorio, anche nei cartoni animati e nelle serie tv per ragazzi di prima fascia nelle programmazioni americane. Nei Simpsons ad esempio, nei Griffin e in American Dad, ci sono delle puntate dedicate che si svolgono proprio in Toscana. Anzi, “Sotto il sole della Toscana“, per citare il titolo di un altro famoso film del 2003 di Audrey Wells.

In Asia

Anche tra i tanti consumatori in Asia, il nome Chianti sta iniziando a girare. Valicando gli inevitabili problemi legati alla pronuncia e complessità di traduzione in cinese di questa parola, il Consorzio Vino Chianti si è profuso in un’operazione di “evangelizzazione enoica” con uno sforzo teso a rendere il marchio Chianti sempre più comprensibile ad i consumatori d’Oriente: il logo è stato traslitterato in ideogrammi mandarini dalla fonetica esotica, per noi occidentali riassumibile in uno “Shi-an-dí”.

In Russia

La parola Chianti è arrivata anche nelle sconfinate terre russe, da Mosca a San Pietroburgo, dove i consumatori di vino importato stanno crescendo e si sta assestando come principale pool la fascia 18-44 anni. Qua, il sentiment intorno al Chianti è andato negli anni a consolidare il concetto di italianità nel bicchiere e di stile di vita: Chianti + Toscana = Made in Italy.

Basta la parola per accendere l’entusiamo. Chianti e diventare Chianti Lovers

In principio fu il Chianti

Molte dispute si sono accese per stabilire quanti anni abbia il Chianti, compresa quella del significato del suo nome: per alcuni significa “battito di ali” o “clamore e suoni di corni” oppure è più semplicemente l’estensione topografica della parola etrusca “Clante”, nome personale, frequente nell’onomastica di quel popolo.

Nei documenti dell’Archivio Datini (1383-1410) di Prato, viene usato per la prima volta il termine “Chianti” per designare un tipo speciale di vino. Nonostante le rare apparizioni medievali della parola, la denominazione di questo vino è restata a lungo riferita al nome di “vermiglio” o a quello di “vino di Firenze”. Solo nel seicento, con l’intensificarsi dello smercio e delle esportazioni, il nome della regione verrà universalmente riconosciuto anche per il celebre prodotto di questo territorio.

Nel presente non esiste una parte di Italia in cui il termine Chianti non porti automaticamente gioia e serenità agli astanti; una parola semplice composta da due sillabe che è la porta di ingresso verso una terra ricca di storie di uomini, di antiche civiltà e grandi invenzioni, visioni agronomiche, di cui è impossibile rivendicare la paternità o profondere uno sforzo peculiare nella ricerca semantica pedissequa.

I paesaggi dei territori del Vino Chianti hanno contribuito a formare il mito

“L’Oltrevino”

La parola Chianti è una sorta di singolare “abracadabra” del vino: non fai in tempo a chiudere gli occhi e dirla, che la magia avviene. Apre porte e serrature, specialmente della mente. Consente di entrare in contatto con i commensali e sentirsi più vicini, anche grazie alla capacità del vino di far raggiungere uno stato di ‘sobria ebbrezza’ in cui sentirsi liberi di rivelare i propri pensieri più profondi.

Dal suo, tutto toscano, centro nevralgico, fino a Cuba, dalle verdi vigne delle colline a Kensington – Londra, questa parola campeggia sull’etichette delle bottiglie nelle carte dei ristoranti, nelle enoteche, negli store, passando di bocca in bocca con inviti a cena dove sarà sempre presente un piatto speciale con accanto un’inconfondibile bottiglia di Chianti: è questo il suo innato ‘message in a bottle’.

Ci piace dunque pensare che questo vino, tra tanti, sia uno dei pochi che travalica con disarmante leggerezza migliaia di anni di teorie aristoteliche su significato e significante e che dunque non possa esistere il vino stesso per come lo conosciamo, senza questo nome proprio. C’est-à-dire: è nato prima l’uovo o la gallina?

È nato prima il ‘Chianti’ o il vino?

In sostanza possiamo dire che il Chianti è come un segno, un geroglifico universale, un esperanto primordiale della terra in cui tutti si riconoscono istintivamente.

Azzardando un paragone, nella storia della fotografia si ritrova la parola Kodak che fu scelta per promuovere le macchine fotografiche portatili nel mondo sulla base del fatto che quel termine non aveva significato in nessuna lingua del mondo.

Il successo contemporaneo di questo termine è, inoltre, testimoniato dalla mappatura che Google fornisce in merito alle ricerche effettuate in tutto il mondo e che vedono questa piccola parola spiccare per distacco in termini di numeri: insieme a “Prosecco”, “Chianti” è ricercata mensilmente oltre 40.500 volte (dato ubersuggest – Neli Patel, maggio 2021).